Norme di riferimento il trattamento dell’umidità di risalita negli edifici storici, monumentali o sottoposti a vincolo.
Negli edifici storici, monumentali o sottoposti a vincolo, il trattamento dell’umidità di risalita richiede particolare attenzione, perché interventi invasivi come il taglio delle murature o la realizzazione di barriere mediante perforazioni diffuse possono risultare incompatibili con l'esigenza di preservare materiali, strutture e finiture originarie.
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Questa pagina ha uno scopo informativo e orientativo: offre una panoramica generale delle normative rilevanti, non un'interpretazione applicabile a casi specifici. L'applicazione concreta di ciascuna norma dipende dalle caratteristiche dell'immobile, dal tipo di vincolo, dall'ente competente e dalle circostanze del progetto. Per valutazioni puntuali si consiglia sempre di consultare il testo integrale della norma e un professionista abilitato (architetto, ingegnere o tecnico competente in materia di beni culturali) o l'ente di riferimento (Soprintendenza, Ufficio Beni Culturali diocesano, stazione appaltante).
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Normativa italiana di riferimento
Chi si occupa di risanare l'umidità di risalita in un edificio vincolato, in una chiesa o in un monumento si trova di fronte a un quadro normativo articolato, che riguarda sia la tutela dei beni culturali sia la disciplina edilizia generale. Di seguito una panoramica delle normative italiane di riferimento in questo ambito, con un estratto sintetico per ciascuna e il link alla fonte ufficiale per la consultazione integrale.
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio
Riferimento normativo: Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in particolare art. 21 (interventi soggetti ad autorizzazione)
È la legge quadro italiana in materia di tutela dei beni culturali e del paesaggio. Tra le altre cose, disciplina il regime autorizzativo per le opere e i lavori sui beni culturali, indicando ruolo e competenze del Ministero della Cultura e delle Soprintendenze, le procedure per ottenere l'autorizzazione e le conseguenze previste per gli interventi non autorizzati. È generalmente il primo riferimento da considerare quando si opera su un immobile sottoposto a tutela, ma le modalità di applicazione a un caso concreto — inclusa la necessità o meno di autorizzazione per un intervento specifico — vanno sempre verificate con il testo aggiornato della norma e, idealmente, con la Soprintendenza competente o un professionista esperto in beni culturali.
D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 – Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia
Riferimento normativo: Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380
È la norma di riferimento generale per l'attività edilizia in Italia: definisce le categorie di intervento (manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro conservativo, ristrutturazione, tra le altre) e i relativi titoli abilitativi. Il testo richiama espressamente, fin dalle disposizioni iniziali, che restano ferme le normative specifiche in materia di tutela dei beni culturali e ambientali. Come si combinino in concreto le regole del Testo Unico con quelle del Codice dei Beni Culturali per un determinato intervento — anche non invasivo, come un sistema di deumidificazione — è una valutazione che va condotta caso per caso con il supporto di un tecnico abilitato.
Carta di Venezia (1964)
Riferimento: Carta Internazionale per la Conservazione ed il Restauro dei Monumenti e dei Siti, adottata a Venezia nel 1964 (recepita da ICOMOS nel 1965)
Non è una legge in senso tecnico, ma un documento dottrinale internazionale che ha contribuito a definire principi generali di riferimento nella cultura del restauro, tra cui il rispetto della materia storica originale e la necessità di documentare adeguatamente ogni intervento su un monumento. È un testo storicamente influente e spesso richiamato nella prassi delle Soprintendenze italiane, ma non ha valore di norma cogente autonoma: il suo peso concreto in un determinato procedimento amministrativo dipende dal contesto e va valutato insieme al quadro normativo vigente, con l'aiuto di un professionista del settore.
Carta Italiana del Restauro (1972)
Riferimento normativo: Circolare del Ministero della Pubblica Istruzione n. 117 del 6 aprile 1972
È la prima carta del restauro italiana, diffusa come circolare ministeriale alle Soprintendenze con istruzioni per gli interventi su opere d'arte e beni monumentali. Ha introdotto criteri generali tuttora richiamati nella prassi del restauro, come il minimo intervento, la compatibilità dei materiali, la reversibilità e la distinguibilità delle parti aggiunte. Si tratta di principi orientativi generali: la loro applicazione a un intervento specifico di risanamento dall'umidità, e il modo in cui vengono valutati da una Soprintendenza in un caso concreto, sono aspetti da approfondire con un tecnico specializzato in restauro conservativo.
Consulta il testo integrale sul sito del Ministero della Cultura
UNI 11085:2003 – Beni culturali, materiali lapidei naturali ed artificiali
Riferimento normativo: Norma tecnica UNI 11085:2003, Ente Italiano di Normazione
È una norma tecnica elaborata dalla Commissione UNI Beni Culturali ed è comunemente citata nel settore della diagnostica dei beni culturali per la misurazione ponderale dell'umidità nei materiali. Non abbiamo accesso al testo integrale della norma, disponibile solo a pagamento tramite UNI: questa scheda descrive quindi solo lo scopo dichiarato della norma, non il suo contenuto tecnico dettagliato né il suo ambito di applicabilità esatto, che andrebbero verificati sul testo ufficiale o con un tecnico diagnosta prima di farvi affidamento in un contesto specifico.
Per un inquadramento generale del tema, indipendente dalla norma stessa, si possono consultare l'analisi comparativa tra diverse tecniche di misura dell'umidità pubblicata dal portale BUILD UP della Commissione Europea (basata su uno studio di Eurac Research) e una tesi di dottorato dell'Università IUAV di Venezia sui fenomeni di risalita capillare e i relativi metodi diagnostici. Per lo studio completo e vincolante della norma si rimanda alla scheda ufficiale UNI.
Scheda ufficiale UNI 11085:2003 (testo integrale a pagamento)
Approfondimento: confronto tra tecniche di misura dell'umidità nelle murature (portale BUILD UP, Commissione Europea)
Approfondimento: studio dei fenomeni di umidità da risalita capillare (tesi di dottorato, Università IUAV di Venezia)
Intesa CEI – Ministero della Cultura (D.P.R. 78/2005)
Riferimento normativo: Decreto del Presidente della Repubblica 4 febbraio 2005, n. 78, esecutivo dell'Intesa tra il Ministro per i beni e le attività culturali e la Conferenza Episcopale Italiana del 26 gennaio 2005
Regola le forme di collaborazione tra Stato e Chiesa cattolica in materia di tutela dei beni culturali di interesse religioso, aggiornando l'analoga intesa del 1996. Descrive, tra l'altro, il ruolo degli Uffici Beni Culturali diocesani nei rapporti con le Soprintendenze. Per un intervento su un edificio di culto sottoposto a tutela, le procedure autorizzative concretamente applicabili — quali passaggi siano necessari e in che ordine — vanno verificate con la diocesi competente e, se del caso, con la Soprintendenza, poiché possono variare a seconda della situazione specifica dell'edificio.
Consulta il testo integrale sul sito della Presidenza del Consiglio
CAM Edilizia 2025/2026 – Criteri Ambientali Minimi per servizi di progettazione e lavori edilizi
Riferimento normativo: Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) del 24 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 281 del 3 dicembre 2025, in vigore dal 2 febbraio 2026 (sostituisce il D.M. 23 giugno 2022 e il correttivo del 5 agosto 2024)
Definisce criteri ambientali per i servizi di progettazione e per i lavori edilizi affidati nell'ambito di contratti pubblici e concessioni, in attuazione del Green Public Procurement (GPP, "acquisti pubblici verdi") — lo strumento di politica ambientale, promosso a livello europeo, che integra criteri di sostenibilità ambientale nelle procedure di acquisto delle pubbliche amministrazioni. Il decreto fa riferimento anche agli edifici sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei Beni Culturali, prevedendo la possibilità di escludere singoli criteri incompatibili con gli interventi di conservazione, purché motivato dal progettista.
Si tratta di una normativa relativamente recente e articolata, il cui perimetro di applicazione esatto — quali soggetti, quali procedure e quali tipologie di intervento coinvolge in concreto — dipende da variabili come la natura pubblica o privata della committenza e le modalità di affidamento dell'incarico. Per capire se e come questa normativa si applichi a un determinato progetto si consiglia di consultare il testo integrale del decreto e i relativi allegati tecnici, oltre a un professionista o alla stazione appaltante coinvolta.
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